La Chiesa di Marter
Eretta nel 1862 con un generoso lascito dei fratelli Trogher di Roncegno venne consacrata nel 1892 riponendo nell'altare maggiore le reliquie dei SS. Benigno e Reparato. Venne dedicata a S. Margherita per desiderio della sua benefattrice Margherita Trogher vedova Hannof. Ha un'unica navata con quattro cappelle laterali, delle quali le prime due, entrando, non hanno altare, ma due alte mensole che sorreggono rispettivamente le statue lignee della Madonna, a sinistra, e di S. Barbara, a destra; le altre due cappelle, con identici altari di marmo rosso, sono dedicate a S. Giuseppe (quadro su tela) e all'Addolorata (statua lignea). La decorazione del catino, la SS. Trinità e Gloria dei Santi, è opera di Delaiti, mentre ai lati del presbiterio sono rappresentati S. Pio X e S. Tarcisio, affreschi di Francesco Chiletto. Il campanile,su disegno del perito Ignazio Liberi, venne costruito nel 1873/74 dall'impresa Oss di Trento. L'arcivescovo di Trento, mons. Celestino Endrici il 6 marzo 1905 eleva la chiesa di Marter a "parrocchia indipendente staccandola dalla parrocchiale di Roncegno.
La Chiesa arcipretale e la pala del Guardi
L'attuale chiesa arcipretale, dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo fu costruita fra il 1757 ed il 1782, su disegno degli architetti lombardi Bianchi. Venne benedetta il 12 dicembre 1773 dall'arciprete Bruni e consacrata dal vescovo di Feltre Mons. Ganassoni il 1° luglio 1782.
È in stile barocco rinascimentale ad una sola navata con quattro cappelle laterali. Dall'abside fa spicco il monumentale altare maggiore opera dell'architetto veneziano Temanza, impreziosito dalla pala di Francesco Guardi, studiata ed attribuita al pittore trentino-veneziano solamente nel 1957 dal sovrintendente delle Belle Arti di Venezia, prof. Michelangelo Muraro. Ai lati del presbiterio due grandi affreschi del pittore fiemmese Valentino Rovisi, allievo del Tiepolo,
e della figlia Vincenza; quello di destra rappresenta la caduta di Saulo sulla via di Damasco, quello di sinistra la caduta di Simon Mago. Sempre del Rovisi è il grande affresco della navata: l'Ascensione di Gesù al cielo. Appena entrati, sulla destra si nota l'altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù, con statua lignea (Val Gardena); sopra il timpano della porta laterale, in una nicchia, è collocata la statua di San Domenico e sulla parete opposta quella di San Giuseppe. Proseguendo troviamo l'altare della Madonna del Rosario, di marmo, donata alla chiesa da un certo Simone Valcanaia. L'altare maggiore è imponente, tutto di marmo. Ai lati del tabernacolo, in due nicchie, fino a pochi anni fa erano collocate due statuette in ceramica d'Este, opere di Gerolamo Franchini, rappresentanti l'Immacolata e SanGiovanni Evangelista.
Per il loro valore a la facile asportabilità, ora sono conservate in luogo sicuro. Sul soffitto del presbiterio sono dipinti i quattro evangelisti con il loro simbolo, opera di G. Battista Chiocchetti di fine Ottocento. Sul presbiterio, da alcuni anni, è stato posto un espressivo crocefisso del XVI secolo; pare sia stato realizzato da un certo Carlo Boninsegna di Roncegno.
Sull'altro lato della navata c'è l'altare dedicato all'Annunciazione con tela settecentesca di autore ignoto; l'altare proviene dalla chiesa della S.S. Trinità di Trento, costruito nel 1690 dallo scultore vicentino Giovanni Merlo; fu comperato dal concittadino dott. Francesco Trogher e donato alla parrocchia nel 1804.
Poco sotto si trova il pulpito di stucco con un bel baldacchino, opera di Giovanni Caminada del 1796. L'ultimo altare è quello del S. Crocefisso, dello scultore meranese Pendl, tutto di marmo bianco, opera di Guglielmo Montini.
Costruito per la chiesa di S. Francesco di Bassano; comperato nel 1841 con le offerte dei roncegnesi. Sulla cantoria, in una cassa tardo settecentesca, è racchiuso un organo Pugina di Padova, inaugurato nel 1931; l'organo precedente, distrutto durante la Grande Guerra, era un ottimo strumento Damiani del 1826. Il campanile fu costruito in meno di due anni, dal 1886 al 1888, alto circa sessanta metri, voluto dall'arciprete don Pretis, su disegno dell'ingegnere Nordico. Nella nuova torre campanaria vennero poi collocate sette campane fuse nella fonderia Chiappani di Trento. Furono confiscate con la guerra del '15 - '18, poi i nuovi bronzi furono fusi dalla ditta Colbacchini di Bassano e benedetti il 28 ottobre 1922 dal parroco don Meggio.
Nel locale fra la chiesa e il campanile, negli anni '90, venne realizzata una piccola cappella contenente su una pareteuna bella tela raffigurante la Madonna Assunta opera di Massimiliano Gallelli, cremonese.
La Chiesa di S. Brigida
Le prime notizie riguardanti questa parrocchia risalgono al XVI secolo con le visite pastorali dei vescovi di Feltre, ai quali erano spiritualmente soggetti la Valsugana ed il Primiero. Nella visita del vescovo Giacomo Rovellio del 4 agosto 1590, il suo segretario annota: ". è lunga 9 passi d'uomo e larga 7. Il pavimento è di pietra e all'altare si sale per tre gradini; ha il campanile con campana verso il monte, ha il portico e un cimitero davanti alla porta e attorno alla chiesa dove si seppelliscono i morti dei masi. Non ha nessun reddito: È consuetudine celebrare in essa la festa di S. Brigida e talvolta durante l'anno per devozione."Verso la metà del 1600 si parla di S. Brigida come luogo di un eremitorio. Presso Santa Brigida quattro furono gli eremiti che vi abitarono. La chiesa venne ripetutamente restaurata e consacrata, dopo i restauri, dal vescovo Eugenio Carlo Valessi il 1° ottobre 1892.
La Grande Guerra distrusse tutto e nel 1922 la chiesa venne restaurata di nuovo e decorata. Nel 1941 venne ancora decorata da don Tarter con una scena dell'Annunciazione sull'arco trionfale, angeli e santi e sulla facciata esterna con un grande graffito raffigurante S. Cristoforo. I santi raffigurati sono S. Agnese, S. Anna, S. Nicolò e S. Antonio abate. La chiesa, ad un'unica navata, presenta due cappelle immediatamente sotto il presbiterio dedicate l'una alla Madonna, quale voto per essere stati preservati dal colera del 1855, e l'altra a S. Antonio da Padova con statue scolpite in Val Gardena. Dietro l'altar maggiore c'è una pala raffigurante S. Brigida e la Madonna, opera di Bazzotto; la vecchia pala settecentesca, di autore sconosciuto, è appesa alla parete del presbiterio. Nel 2001 il parroco don Minati scopre casualmente un affresco; l'intervento della Provincia, con i restauri operati da Enrica Vinante, porta alla luce un'Ultima Cena che gli esperti fanno risalire al XIV secolo.
Attorno alla chiesa si estende il cimitero e sul sagrato s'innalza il monumento ai caduti inaugurato nel 1937.
La Chiesetta di S. Osvaldo
La prima notizia certa dell'esistenza di una chiesa dedicata a Sant'Osvaldo sul Monte di Roncegno risale al 1585: "costruzione lunga circa dieci passi, la porta d'ingresso volta ad oriente, l'altare sotto una piccola volta, senza pala e senza ornamenti". Si trattava dunque di una chiesa di carattere devozionale, costruita dalla popolazione tedescofona immigrata nella zona tra XIII e XVI secolo oggetto di una certa venerazione e meta di pellegrinaggi. Le azioni di guerra avvenute in zona durante il primo conflitto mondiale ridussero a macerie la chiesa di Sant'Osvaldo, riedificata nel 1920 e successivamente restaurata nel 1967.